venerdì 12 luglio 2019

Recensione: Ferryman di Claire McFall

Nuova recensione!

Titolo: Ferryman
Autore: Claire McFall
Serie: Ferryman #1
Editore: Fazi
Trama: Dylan ha quindici anni, è figlia di genitori separati, non va ’accordo con la madre e detesta i suoi compagni di scuola. Un giorno decide di andare a trovare il padre, che non vede da dieci anni. Dopo una mattinata terribile scappa da scuola e prende il treno. Ma in galleria accade un terribile incidente. Dylan parrebbe essere l’unica sopravvissuta. Una volta uscita si ritrova in aperta campagna, fra le colline, dove sembra non esserci anima viva. A parte un ragazzo, seduto sull’erba. Si chiama Tristano e Dylan deve seguirlo. Presto Dylan capisce di essere morta: Tristano è un traghettatore di anime che accompagna i defunti verso la loro destinazione. A ogni anima spetta il suo paradiso, ma qual è quello di Dylan? Durante questo viaggio, mentre lui tenta di proteggerla dagli spettri che cercano di catturarla, i due ragazzi si innamorano. Insieme scopriranno che Dylan è destinata a ritornare al proprio corpo mortale e, quindi, a separarsi da lui. A questo punto deve scegliere: l’amore o la morte?

La mia recensione
Voto: 3,5 Stelle

Crescendo i gusti cambiano, col tempo può capitare che qualcosa che un volta ci piaceva non possa più farci lo stesso effetto o far provare le stesse emozioni. Questo è quello che mi sta capitando nell'ultimo anno, mi ritrovo a leggere YA dove i protagonisti – forse perché troppo giovani – non riescono più a farmi affezionare alla storia e alle loro avventure, molto spesso mi sono ritrovata a leggere di storie prevedibili e banali che mi annoiavano tanto da non voler neanche concludere il libro o raggiungere il punto di svolta della storia. Sarà perché mi sono appassionata a romanzi Fantasy dove i protagonisti e le situazioni descritte sono consigliabili ad un pubblico adulto (Nevernight in primis), sarà perché amo leggere anche Romance dove i protagonisti raramente sono giovani (ma davvero molto giovani) adolescenti che credo di non riuscire più ad identificarmi quell'ottica specifica che porta un ragazzo adolescente ad identificarsi nella storia narrata fatta ad hoc per lui.

Da questo presupposto Ferryman è la storia di due ragazzi, di Dylan che a 15 anni è costretta a imboccare una strada imprevista che la metterà sullo stesso cammino di Tristan, un ragazzo che non è mai stato un ragazzo e che per la prima volta si troverà, grazie alla protagonista femminile, in grado di provare delle emozioni che lo porteranno a dubitare di se stesso ma soprattutto del compito che ha sempre svolto. Siamo di fronte alla storia di due giovani ragazzi e del loro cammino e del loro trovare la strada per un futuro diverso e inaspettato.

Ho trovato difficile immedesimarmi nei protagonisti, ho trovato complicato relazionarmi ad un età così lontana dalla mia in quanto la profondità psicologica dei personaggi si limita ad alcune situazioni che alla luce di tante altre storie che, Urban Fantasy o no, riescono a coinvolgere tematiche più profonde e rilevanti emotivamente. Mi trovo a prendere in esame l'instalove: i due protagonisti si innamorano l'uno dell'altra in meno di una settimana,; comprendo l'immersione in una peculiare avventura che amplifica le emozioni e le sensazioni al 100% ma non riesco a comprendere come una ragazza di soli 15 anni che non ha mai avuto un ragazzo, che non ha mai baciato nessuno possa dichiarare di amare un ragazzo e che in nome di tale amore sia capace di compiere un sacrificio che potenzialmente possa costringerla anche a rischiare tutto quello che ha guadagnato ed ottenuto fin a quel momento.
Cambiando prospettiva e mettendomi nei panni di una ragazza di 15 anni, però, ammetto che la storia si presente plausibile e concreta: una ragazza della stessa età della protagonista non mette in dubbio l'autenticità dei sentimenti provati da Dylan come non metterebbe mai in dubbio i sentimenti che prova per quella che è la sua cotta del momento.

Passando ad un piano strutturale del romanzo posso dire di aver adorato l'idea del “traghettatore di anime” e del caso particolare che porta il nostro Tristan a cambiare tanto da poter abbandonare il suo ruolo e diventare altro. Il worldbuilding è costruito con cura, è interessante analizzare tutti gli elementi che mettono in essere le regole metafisiche con cui si viene in contatto anche se ritengo – a mio gusto personale – che ben troppo spesso l'autrice è ricorsa alla pratica del deus ex machina per spiegare alcuni elementi del suo mondo.
Altro elemento che mi ha dato molto da pensare è il modo in cui l'autrice tratta e analizza la natura propria dell'anima. Da cattolica mi è stata difficile accettare alcune scelte fatte dall'autrice, soprattutto quando l'eterna distinzione tra bene e male sembra essere dimenticata e il destino dell'anima viene lasciato in mano al caso.

La storia è narrata seguendo il doppio PoV dei protagonisti in terza persona, una narrazione lineare anche se non ho gradito il passaggio di testimone tra le voci dei due protagonisti, che molto spesso si intercambiano senza dare il preavviso al lettore.

D'altro canto il finale mi ha affascinato molto e mi ha incuriosito abbastanza da voler dare una nuova possibilità all'autrice e dedicarmi anche alla lettura del secondo volume, primo perché l'idea sulla quale ruota la storia è molto originale e secondo perché questo è un romanzo di debutto quindi credo che c'è solo da migliorare proseguendo nella lettura della serie.

3,5 Stelle


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- A presto Susi
 

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